Shadows


Da piccolo era cresciuto con una convinzione .
Sapete, le solite paure che hanno i ragazzini dopo un film dell’orrore visto di nascosto dai genitori.
Per lui, vedere due ombre significava che il lato negativo di qualcuno voleva farsi strada attraverso il nostro mondo.
Quando una delle due ombre spariva, il male aveva ormai preso possesso di quel corpo.
La solita paura irrazionale?

Erano le due di notte e la città era completamente spenta, con solo qualche lampione ai lati della strada ad illuminare il quartiere.
Due fonti di luce generano due ombre sul manto stradale, e ripensando alle idee che aveva da ragazzino su quel fenomeno si mise a ridere.
Una risata che sparì praticamente subito, quando si ricordò il motivo per il quale era fuori a quell’ora in una città così piccola, senza nulla da fare.

Poche ore prima era terminata l’unica storia importante della sua vita, il tutto dopo l’ennesima e pesante litigata.
Stavano bene insieme, e di litigate ne avevano avute molte e per i motivi più disparati.
Quella, però, era stata letteralmente l’ultima.

Mentre camminava, la sua mente tornò al loro primo incontro.
Alcuni amici li avevano presentati e si erano piaciuti fin da subito, tanto che già dopo la loro prima uscita si era follemente innamorato di lei.
Presto, forse troppo presto, ma è sempre stato un tipo impulsivo.
Era cresciuto con il concetto dell’amore “a prima vista”.
Non ci sono “se” o “ma”, se qualcosa ti piace, ti piace fin da quando il tuo sguardo ci si posa per la prima volta.

I primi mesi insieme furono pieni di parole tanto dolci quanto vuote e prive di significato.
Parole per abitudine.
Da lì in poi, fu tutto in salita.
Subito i primi battibecchi, sul ristorante dove andare a mangiare, sul film da guardare al cinema, persino per semplice un ritardo di 5 minuti.

Ma nonostante tutte le litigate, continuavano a stare bene insieme, continuavano a capirsi e a cercare di venirsi incontro ad ogni incomprensione, o così credevano.
Sicuramente, la dolcezza ed il romanticismo del primo mese era sparito, ma nonostante questo per tutti continuavano a sembrare una delle coppie perfette che si vedono nei film romantici alla tv il sabato sera.
Non si deve mai giudicare qualcosa che non si ha modo di vivere direttamente.

L’ultima litigata riguardava la gelosia.
Chiuse gli occhi, cercando di dimenticare la furia negli occhi della sua amata per un’uscita con una collega “troppo attraente” senza che gliel’avesse detto.
Una reazione esagerata, secondo il suo parere, una reazione che gli era costata un piatto rotto (quello del servizio da dodici…undici ormai) in testa, la gola che bruciava per le urla e gli occhi gonfi dalle lacrime.

Quella città era piena di ricordi della loro storia, avevano visitato ogni singolo locale, avevano mangiato in ogni singolo ristorante.
Passò davanti al bar dove si erano visti per la prima volta, al “palaghiaccio” dove erano andati per la prima volta a pattinare e infine sotto casa sua.
La finestra della camera da letto che dava sulla strada ed era rimasta aperta; la luce era accesa e da dentro provenivano urla e pianti disperati.
Quanta ipocrisia.
L’aveva voluto lei, era per colpa sua se erano arrivati a tanto.
Quando qualcosa finisce, che senso ha piangerci sopra se si sa che non tornerà indietro?
L’unica cosa utile, in questi casi, è il tempo.

Il tempo …
Quello che aspetti che passi, quello che quando non vuoi, scorre troppo in fretta.
Quando ti serve, invece, quando quello che il mondo intero ti dice è “C’è bisogno di tempo”, beh, lì allora pare essersi fermato.
E non c’è niente che tu possa fare per far cambiare il corso delle cose, senza peggiorare nettamente la situazione.
Aveva iniziato ad odiare la parola stessa, più del concetto.
Aveva iniziato a chiudersi all’interno della sua stessa prigione dorata, mentre al di fuori della sua corazza e contro ogni aspettativa, il tempo ripartiva.
Soltanto che ormai non se ne accorgeva più.

Camminando all’aria aperta, però, tutto stava cominciando a riprendere il giusto colore.
Lei se n’era andata, per sempre.
Questo pensiero iniziò ad affollargli la mente e lo sguardo triste si trasformò in uno sguardo spensierato.
Il futuro era finalmente di nuovo tutto da scrivere, niente più obblighi a stare insieme solo perché ormai “è abitudine”.

Poteva fare qualsiasi cosa, poteva fare quel viaggio che con Lei non era mai riuscito a fare.
Aveva sempre sognato una vacanza a Londra, magari anche trovare lavoro ed iniziare una nuova vita, fare carriera, ora che ne aveva la possibilità.
Con l’unica mano libera, prese dalla tasca il cellulare e prenotò un volo per la capitale Inglese alle 10 del mattino seguente.

Dicono sempre che se cambi i tuoi pensieri, cambi la tua vita.
Mai frase era stata più reale; in quel momento si sentiva rinato.

Era quasi l’alba, per questo motivo decise di accelerare il passo e avvicinarsi alla prima fontana disponibile.
Lasciò cadere il coltello sul fondo, lasciando che l’acqua eliminasse tutte le sue impronte, e si pulì il sangue dalle mani e dal volto, volto sul quale c’era ancora quel ghigno di… felicità.

Si allontanò dalla fontana, avviandosi verso l’aeroporto quando la città era ancora buia, ma pronta a riprendere vita.
Almeno lei.
Era convinto di ciò che aveva fatto, e lo avrebbe rifatto più che volentieri vista l’euforia di quel momento.

E nonostante le due fonti di luce ai lati della strada, la seconda ombra era scomparsa.

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