In Amore vince chi resta

Il Tiffany era un bar che non frequentavo da dieci lunghi anni ormai, e l’ultima volta ricordo di esserci andato con lei.

Giulia, forse l’unica ragazza io abbia mai amato in tutta la mia vita, e l’unica capace di distruggermi il cuore ogni giorno di più, standomi semplicemente accanto.

Non so cos’avesse di diverso da qualsiasi altra ragazza della mia vita, so soltanto che allontanarla non era mai stata la risposta, ed ero così masochista da volerla accanto, dal voler cercare di esserle amico nonostante i miei sentimenti non fossero ricambiati.

Inutile dire io abbia passato gli anni peggiori della mia vita, solo per pochi attimi di felicità.

Erano passati dieci anni, ma essere lì ora, nonostante tutto, creò dentro di me sensazioni che per tutto quel tempo avevo lasciato in disparte.

«Ale, tutto bene?»

La voce di Martina, la mia migliore amica, mi riportò con i piedi per terra, al motivo fondamentale per cui quella sera mi trovavo seduto a quel tavolo, circondato da amici e persone che ancora non conoscevo.

Mi alzai di scatto, sotto gli occhi attoniti di tutti gli invitati, mentre salivo in piedi sul tavolo e richiamavo l’attenzione dell’intero locale.

«Ascoltatemi tutti!
Se oggi siamo qui, non è soltanto per bere e dimenticarci di questa serata domani mattina, anche se fa comunque parte del programma.
Siamo qui perché oggi è un grande giorno per Martina.
Ci conosciamo da quando eravamo bambini, e siamo sempre stati l’uno la spalla dell’altra.
Ho visto un sacco di ragazzi entrare e uscire dalla sua vita; molti li ho criticati fin da subito, ritenendoli incompatibili con il suo carattere forte e autoritario, altri hanno mostrato la loro vera essenza soltanto anni dopo.
Oggi siamo qui perché la sua ricerca della felicità è finalmente conclusa.
Alziamo tutti il bicchiere e auguriamo ai novelli sposi una vita serena.»

Mentre tutti nel bar cominciavano ad applaudire, mi risedevo.
Martina aveva le lacrime agli occhi dalla commozione e allo stesso tempo dalla felicità che questo suo nuovo viaggio le stava dando.

Mi abbracciò, schioccandomi un bacio sulla guancia.

Non so cosa avrei fatto se in tutti quegli anni non avessi avuto lei accanto.
Sono sempre stato una persona capace di fossilizzarsi su qualsiasi cosa; sulle ragazze, sui pensieri, sulle parole.

Sono sempre stato convinto che ogni parola, una volta pronunciata, avesse un peso nella nostra esistenza, che questa ci sotterri nel punto più remoto della nostra anima o che ci elevi ad altezze mai immaginate.

Con Giulia ho sempre vissuto sopra a delle montagne russe di emozioni, letteralmente.
Era l’unica ragazza che, nello stesso giorno, riusciva a farmi stare bene come mai ero stato nella mia vita, e subito dopo a farmi dubitare della mia intera esistenza.

Gran parte della colpa va data sicuramente a me, poiché ad oggi credo di aver idealizzato il pensiero della ragazza perfetta nella sua immagine.

La sfortuna è che l’ho idealizzato così bene da innamorarmene.

Non gliel’ho mai detto, nemmeno durante la nostra ultima uscita; non credevo ce ne fosse il bisogno.
Avevo capito che i suoi sentimenti erano rivolti a un altro, e che sarebbe stata solo questione di tempo prima che la sua felicità con un altro uomo avesse distrutto quel poco di autostima che avevo in me.

Eravamo seduti allo stesso tavolo, entrambi con lo sguardo basso, lei un Veneziano, io avevo preso un Americano.
Nessuno dei due aveva fatto un singolo sorso; era come se inconsciamente sapessimo entrambi che quello sarebbe stato il nostro ultimo incontro e ci stessimo godendo il silenzio della nostra compagnia.

Felici, per l’ultima volta, niente drammi dovuti a interpretazioni errate, poiché non ci si può fossilizzare sulle parole, se queste non vengono mai pronunciate.

Quella sera ci abbracciamo per l’ultima volta, in uno degli abbracci più lunghi io abbia mai dato, così bello da sentirmi quasi a casa tra le sue braccia.

Ma tutto alla fine raggiunge il suo epilogo, soprattutto le cose belle.

Mi resi conto che i miei pensieri negativi avrebbero rovinato la bella serata di tutti gli ospiti, o soprattutto di Martina, per quel motivo presi dalla giacca, il pacchetto di sigarette e uscii.

L’aria era fresca, ma si stava bene.
Era perfetta per evitare di pensare, se solo la fonte di ogni mio pensiero in quello stesso istante non mi avesse posato la mano sulla spalla.
Avrei riconosciuto il tocco fra mille, anche dopo tutto questo tempo.

Mi voltai, e il suo sorriso mi fulminò.
Non era cambiata per niente, era sempre la ragazza di cui mi ero innamorato.

«Gran bel discorso. Ho fatto gli auguri a Martina prima, sono felicissima per lei!»

Iniziò a giocare con i capelli castani passandoseli tra le dita, quasi fosse nervosa di trovarsi lì, di fronte a me.
Non riuscivo a pronunciare una singola parola.
Ero invaso da quel profumo che, ancora una volta, mi stava incatenando a lei.

Non potevo, non aveva senso tornare con la mente ancora una volta a quel passato senza futuro.
L’unico periodo che merita di essere vissuto è il presente, ed io ormai mi ero creato il mio.

«Io sono riuscita a smettere di fumare, sai?»

Mi disse indicando la mia sigaretta accessa.

«E pensare che molti dei nostri incontri erano basati soprattutto su quello, ricordi?
Ti ho anche offerto io la prima.»

Guardai nel locale alle sue spalle e incrociai lo sguardo che stavo cercando e che rimosse dalla mia mente ogni singolo dubbio.
Spensi la sigaretta nel posacenere accanto a me e la guardai dritta in quegli occhi castani che un tempo riuscivano a ipnotizzarmi.

«Fra qualche mese mi sposo anche io.»

Vidi il suo sorriso sparire lentamente dal volto.
Sapevo di averla presa alla sprovvista, o forse in un certo senso lo speravo.
Sarà egoista anche solo pensarlo, ma dopo tutto il male ricevuto, sentivo di aver avuto la mia piccola vendetta.

Sarò sincero però: quel profumo, quello sguardo e la sua voce… mi erano mancati.
E’ stato come essere catapultati nel passato, all’interno di uno di quei momenti felici che siamo stati in grado di vivere nonostante tutte le avversità, nonostante tutto il male io abbia provato.
Non smetterai mai di amare una persona, l’amore che provavi per questa continuerà a vivere con te e sarà parte integrante del tuo cambiamento.

Sono passati anni, ma sono finalmente riuscito a rendere la mia tristezza, il trampolino di lancio verso la felicità del futuro.

Mi sono innamorato di nuovo, questa volta per una ragazza capace di farmi stare bene costantemente, una ragazza che apprezza ogni singola parte di me.

In un attimo ricordai la promessa che mi ero fatto quando ero poco più che ventiquattrenne: se mai avessi trovato la felicità vera o quando sarei riuscito a dire di vivere un bel periodo della mia vita, solo allora avrei smesso di fumare.

L’incontro con Giulia mi aveva finalmente fatto aprire gli occhi sulla verità.

«Grazie, Giulia.
Per tutto il tempo passato insieme, e per l’uomo che mi hai fatto diventare.
E’ stato bello rincontrarti, nonostante tutto.»

Quel “nonostante tutto” è stato il fondamento del nostro rapporto.
Dopo una litigata era ormai abitudine “Ti voglio bene, nonostante tutto.”

Questa volta, però, aveva il sapore amaro di quello che sarebbe stato definitivamente l’ultimo.

Entrai nel bar, chiudendomi la porta alle spalle e sentendo il peso che quel suo sguardo triste aveva su di me.

Per la prima volta in tutta la mia vita avevo capito cosa voleva dire amare veramente una persona, in modo diverso, migliore.

Per la prima volta, dopo tutto questo tempo… sono felice.

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