Monster

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Mise le mie mani sulla pistola, le dita sul grilletto.
«Spara.» mi disse, ed io non me lo feci ripetere due volte.

Non sono un assassino, non lo sono mai stato, ma ci sono scelte che non avresti mai pensato di prendere, strade che non avresti mai pensato di percorrere.
Sono sempre stato un sostenitore della teoria del destino, ma non nel senso convenzionale del termine.
Siamo noi a prendere le decisioni nella nostra vita, ma quando accade qualcosa di sbagliato, quando qualcosa che non va secondo i nostri piani, è in quel momento che sappiamo che il destino si sta ribellando.
Io di momenti così ne avevo avuti a milioni.

Ero fuori di me per la scoperta di poche ore prima e quella fu l’unica soluzione che fui in grado di prendere.
La polizia sarebbe arrivata sul luogo da un momento all’altro, ero in un posto tutt’altro che isolato e qualche vicino sentendo lo sparo si sarà spaventato.
Con le mani e coscienza sporca dell’ultimo di una serie di omicidi mi allontanai a passo spedito verso la mia macchina.
Sul cruscotto una multa per divieto di sosta, l’ennesima, ormai non ci facevo più nemmeno caso.
Volevo solo allontanarmi e lasciare lo stato, nei film americani è questa la base per un “delitto perfetto”, ma la vita non è un film.

Presi il telefono e composi l’unico numero che mi venisse in mente, l’unico che conoscessi a memoria dopo tutte le volte che l’avevo digitato.

«Ho… fatto. Ora mantieni la tua promessa.»

Dall’altra parte la solita voce metallica che non lasciava presagire nulla di buono

«Il tuo debito non è ancora stato saldato. Ho un ultimo compito per te. Vai a casa, troverai tutto il necessario lì»

Lanciai il telefono con rabbia, rompendolo e facendo fuoriuscire la batteria.
Non è così che volevo andasse, volevo solo…

Accelerai ulteriormente, passando davanti ad un autovelox, dimenticandomi completamente del carico nel mio portabagagli tutt’altro che legale, l’ennesima missione di chi mi ricattava con ciò che avevo di più caro al mondo.
Accesi la radio, al TG parlavano della sparatoria in gioielleria, dell’avvocato suicida e del dottore scomparso.
Nessun accenno all’ultima sua opera, forse era ancora troppo presto.

Era strano, ma più andavo avanti e più cercavo di ricavare prestigio dai crimini che commettevo, come se quello che facevo iniziasse a piacermi giorno dopo giorno.
Ero ancora scosso, non lo nego, e non ero ancora riuscito ad ottenere nulla di buono.
Mi sentivo la polizia sul collo, con il timore di esser stato scoperto e di poter essere beccato da un momento all’altro.
Più che di me in quel momento mi preoccupavo di…

«Ma ora veniamo alle notizie dell’ultim’ora, un uomo è stato trovato assassinato nel suo appartamento poco distante dal centro.
La polizia ha trovato dosi eccessive di ogni tipo di droga; con ogni probabilità si tratta di un drogato deluso della qualità della merce offerta dal suo pusher.
Crimini del genere sono frequenti in grandi città come la nostra, ma ora veniamo allo sport.»

Parcheggiai e passai noncurante davanti a due poliziotti in borghese; ormai avevo imparati a riconoscerli.
Sono tutti uguali, stesso sguardo, stessa espressione.
A casa, come promesso, trovai tutti i dati per quella che sarebbe dovuta essere l’ultima missione prima di… poter finalmente rivedere mia figlia.

Qualcuno me l’aveva portata via pochi giorni prima.
Era appena uscita da lavoro, i suoi colleghi l’hanno vista essere malmenata e spinta a forza dentro una jaguar nera.
Era una ragazza solare, dolce con tutti, cosa poteva aver mai fatto di male da spingere qualcuno a farle del male e a rapirla?
Avevo avuto contatti con i rapitori solo via telefono, e i bastardi camuffano sempre la voce rendendola metallica e irriconoscibile.
Inoltre, le chiamate erano sempre brevi, troppo per essere rintracciate; per questo decisi di collaborare, seppur questo andasse contro la mia etica.

Presi dalla scrivania quell’enorme fascicolo contenente foto, mappe e documenti vari e subito mi rimisi in macchina.
Per un attimo mi parve di essere seguito da quella che sembrava un auto di poliziotti in borghese, ma appena svoltò mi calmai, seppur l’agitazione continuasse a vivere dentro di me.
Avrei mai rivisto mia figlia… viva?

Entrai in quel magazzino abbandonato che subito un orribile tanfo di morte mi assalì; la luce che entrava dalle finestre poste in alto era troppo poca per illuminare completamente quel luogo.
Il risultato fu una luce soffusa, tetra, oltre i limiti dell’ordinario.
Ma cosa c’era di ordinario nella mia vita, in quel momento?
Avevo ucciso, rapito, malmenato, rubato, fatto tutto ciò che prima avrei ritenuto eticamente scorretto.
Ma la domanda è “Fin dove sei disposto ad arrivare per salvare qualcuno che ami?” . Io ormai avevo fatto la mia scelta.

In lontananza, su una sedia, vidi il mio obiettivo finale.
Quando si alzò, in controluce mi sembrò quasi…
Aveva una pistola in mano e più mi avvicinavo più sentivo dentro di me l’agitazione che saliva.

«Ciao… Papà.»

Mia figlia, la mia unica figlia era il mio ultimo obiettivo? Ma cosa…

«Sei arrivato fino in fondo, non avrei mai creduto. Ma avevo bisogno di tutte le prove necessarie per capire se eri pronto.»

«Ci sei tu al centro di tutto? Ma i tuoi colleghi ti hanno vista essere rapita!»
«Li ho pagati. E’ buffo come il denaro possa farti vedere ciò che non è mai successo.»

Mi sorrise, ma il suo sorriso non era più quello di una ragazzina dolce e spensierata, era un sorriso diabolico.

«Perché? Perché ora sono qui? Cosa diavolo vuoi che faccia ancora?»

Si voltò indicandomi un uomo legato ed imbavagliato ad una sedia.

«Lui è il tuo obiettivo finale. Se lo completerai saprò di potermi fidare ciecamente di te. Abbiamo bisogno di elementi fidati nella nostra organizzazione ed io ho fatto il tuo nome.»

La guardai, stranito, mentre mise le mie mani sulla pistola, le dita sul grilletto.
«Spara.» mi disse, ed io non me lo feci ripetere due volte.

Con uno strattone mi liberai dalla sua presa, appoggiai la pistola alla mia tempia e premetti il grilletto.

La ragazza emise un urlo di dolore nel vedere a cosa mi aveva costretto; i suoi occhi erano completamente spalancati, mentre il mio corpo senza vita cadeva a terra tenendo stretta quella pistola scintillante.
Si sa, il compito di un padre è quello di proteggere la propria figlia, ed è proprio questo che feci, anche in quel momento.

Di lì a pochi secondi un concerto di sirene circondò quel magazzino, mettendo fine a quella serie di crimini che avevo aiutato a compiere.

Con il mio sacrificio avevo aiutato a rendere il mondo un posto migliore.
Forse.

Uno sparo, un urlo e tutto ricominciò da capo.

 

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